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Un po' di storia del latte

Nella storia dell'alimentazione umana il latte ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Già 8000 anni fa le popolazioni della Mesopotamia addomesticavano animali da latte, e civiltà come quelle mediterranee e orientali lo davano ai bambini per farli crescere sani e forti.
Gli animali più usati per la produzione del latte sono stati la vacca, la bufala, la pecora, la capra e l'asina. A differenza dei greci, che consumavano solo latte di capra e di pecora, i romani usavano anche il latte di mucca.
Oggi i più bevuti sono il latte di mucca (vaccino) e quello di capra, due tipi di latte dalle proprietà nutritive elevate e che riescono a essere assimilati meglio dal nostro organismo.

 

Le proprietà nutritive

Ricco di vitamine, grassi, sali minerali, il latte vaccino è un alimento talmente completo, che le sue proteine assicurano un terzo del fabbisogno medio giornaliero di una persona.

Tra gli elementi più importanti:



Caseina

Caseina e lattalbumina, proteine che contengono aminoacidi essenziali che l’organismo non è capace di produrre, e che occorrono nell’attività fisica.



Lattosio

Lattosio, unico carboidrato presente nel latte, zucchero che non si trova in nessun altro alimento e utile per lo sviluppo del tessuto nervoso dei bambini nei primi mesi di vita.



Fosforo

Svolge la funzione di costruire e mantenere forti le ossa e i denti. Il latte si caratterizza anche per una buona presenza di calcio, magnesio e potassio, preziosi per la salute e il benessere.



Il latte vaccino

Il latte vaccino è l'unico che può essere chiamato semplicemente latte, per gli altri tipi serve specificare l'origine.
Il suo alto valore nutrizionale lo rende importantissimo per la crescita del bambino e fondamentale nel suo processo di formazione delle ossa: basta pensare che é la prima e unica fonte di nutrimento dei piccoli mammiferi dopo la nascita e che i neonati, che lo bevono nei loro primi 5 mesi di vita, riescono addirittura a raddoppiare il loro peso!
Ma il latte non serve solo ai più piccoli, perché i rappresenta una fondamentale fonte di principi nutritivi per tutti.

Perché si dice che il latte è un alimento completo?

Il latte è un alimento che può essere considerato completo perché contiene grassi, proteine, zuccheri, vitamine e minerali. Di fatto è carente solo di ferro e di fibra.

Contiene, in media:

  • 3,6% di grassi,
  • 3,4% di proteine
  • 4,8% di lattosio
  • 87% acqua
  • Minerali, tra cui calcio e fosforo
  • Vitamine A, E e D e del gruppo B (B2 e B12).

Quali sono i nutrienti che lo “caratterizzano”?

Innanzitutto le proteine: sono “di alta qualità” perché contengono tutti i mattoncini (tecnicamente: amminoacidi) necessari per sintetizzare le proteine del nostro organismo. Sono compresi anche quelli che l’uomo non è in grado di produrre e che devono quindi necessariamente essere introdotti con l’alimentazione: per questa ragione sono definiti “essenziali”.
e poi il calcio, il principale costituente minerale delle ossa. Una tazza di latte (250 ml) apporta 300 mg di calcio, circa un terzo della quantità giornaliera raccomandata dalle linee guida. Il latte e i suoi derivati sono la principale fonte di calcio e di fosforo.
Inoltre, non dobbiamo dimenticare che il latte è costituito per 87% circa di acqua e quindi una tazza da 250 ml, apporta più di 200 ml di acqua. Una quantità molto importante per l’idratazione dell’organismo!!
Il latte ha quindi un elevato valore nutrizionale, ma anche una bassa densità energetica, ovvero 64 kcal per 100 ml di latte intero e 46 kcal/100 ml di latte parzialmente scremato: un bicchiere di latte ha lo stesso apporto calorico di un frutto, per esempio.

Quali tipi di latte si trovano in commercio in Italia?

Possiamo trovare latte con differente conservabilità, e con un variabile contenuto di grassi e di lattosio.
Il latte a breve conservazione è pastorizzato e va conservato in frigorifero.
Il latte a lunga conservazione è invece sterilizzato e si conserva a temperatura ambiente
Ecco le caratteristiche dei tipi principali del latte a breve conservazione:
Latte fresco pastorizzato: si conserva fino a 6 giorni. La definizione di fresco risponde a definiti parametri di legge
Latte fresco pastorizzato di “alta qualità”: si conserva fino a 6 giorni. Sia la materia prima che il trattamento termico rispondono ad alcuni specifici parametri di legge, in aggiunta a quelli previsti per il latte fresco pastorizzato.
Latte microfiltrato pastorizzato: si conserva fino a 15-18 giorni. La definizione indica che il latte è stato sottoposto prima della pastorizzazione a un processo di microfiltrazione (con l’effetto di un colino a fori microscopici per la rimozione dei batteri e delle cellule somatiche).
Latte pastorizzato a temperatura elevata: si conserva fino a 15-18 giorni. Le temperature di trattamento sono quindi superiori a quelle utilizzate per la pastorizzazione classica.
Il latte a lunga conservazione è invece ormai quasi tutto latte UHT (Ultra High Temperature): è trattato a temperature elevate (da 135 a 150 °C) per 2-4 secondi e confezionato in condizioni asettiche; si conserva a temperatura ambiente per almeno 3 mesi.

Nota bene: la conservazione del latte è assicurata solo dal trattamento termico. In nessun tipo di latte sono aggiunti conservanti.

E in funzione del grasso e del lattosio?

Il latte, sia a breve e sia a lunga conservazione, può avere un diverso contenuto di grasso definito per legge:
intero: 3,5% grasso,
parzialmente scremato:1,5-1,8% grasso,
scremato: max 0,5% grasso
Sono disponibili sul mercato tipi di latte a basso tenore di lattosio (meno dello 0,5%) e senza lattosio (<0,1%). Anche in questo caso la definizione è a norma di legge.

È sicuro il latte presente sul mercato in Italia?

SI, in quanto In Italia il latte viene confezionato e commercializzato dopo avere superato una serie di attente verifiche a livello delle tecniche di allevamento, di produzione e di raccolta. La sicurezza del latte per uso alimentare in Italia, infatti, è oggetto di una normativa molto rigorosa in materia, che prevede, oltre all’azione di vigilanza e controllo degli organismi ufficiali e dei veterinari, anche controlli svolti con regolarità dalle Istituzioni, coordinate dall’istituto Superiore di Sanità.

Quanto latte si beve in Italia?

In Italia i consumi medi di latte nella popolazione adulta sono decisamente inferiori alle raccomandazioni delle linee guida, e tra i più bassi in Europa.

Cosa raccomandano le Linee Guida in proposito?

Le linee guida italiane prevedono tre porzioni al giorno di latte da 125 ml (un bicchiere) o di yogurt da 125 g (un vasetto), mentre il consumo medio, nel nostro Paese, è solo di una porzione e mezza al giorno.

Latte vaccino: ruolo nutrizionale e funzionale

A che età si può iniziare a bere il latte?

Il latte vaccino va introdotto gradualmente nell’alimentazione del bambino, dopo il primo anno di età. A partire dall’età di 3 anni se ne raccomanda un consumo quotidiano (1-2 porzioni secondo la Società Italiana di pediatria).

È importante che i ragazzi bevano il latte?

Il consumo regolare di latte è molto importante nei bambini e negli adolescenti, sia per la elevata qualità delle proteine e sia per il contenuto di calcio, il cui apporto contribuisce al cosiddetto “picco di massa ossea”, e cioè alla formazione di una buona “scorta” di calcio scheletrico, fondamentale per la salute delle ossa per tutta la vita.

In quali casi il latte è sconsigliato per i bambini?

L’unica reale indicazione all’eliminazione del latte è una diagnosi di allergia alle proteine del latte, che deve essere fatta da un medico (possibilmente un allergologo). In assenza di specifiche indicazioni del medico non c’è alcuna ragione per eliminare il latte dalla dieta del bambino o dell’adolescente.

Chi non può consumare il latte: differenza tra allergia ed intolleranza

Quando si parla di allergia al latte?

Quando sono coinvolte le proteine. Le allergie sono malattie su base immunitaria e vanno diagnosticate dal medico. L’allergia alle proteine del latte è piuttosto rara e rende necessaria l’eliminazione completa del latte dalla dieta. Generalmente si manifesta nei bambini piccoli e in molti casi regredisce con l’età.
L’allergia non va confusa con l’intolleranza al lattosio.


Quando si parla di intolleranza?

Quando è coinvolto il lattosio, lo zucchero del latte. L’intolleranza al lattosio è dovuta alla carenza o alla mancanza di un enzima, la lattasi, che digerisce il lattosio e ne permette così l’assorbimento nell’intestino.

Come ci si comporta in caso di intolleranza al lattosio?

L’intolleranza al lattosio è piuttosto frequente e si manifesta con intensità variabile da individuo a individuo. Causa tuttalpiù disturbi intestinali (spesso lievi), e non configura mai problemi gravi. Normalmente anche gli intolleranti possono bere una tazza di latte al giorno, soprattutto se frazionata nell’arco della giornata e accompagnata al consumo di altri alimenti. Le persone invece più sensibili che non tollerano il lattosio possono utilizzare senza problemi il latte delattosato, ormai disponibile da molto tempo nel nostro Paese.

Il latte è importante anche per gli adulti?

Sì, in particolare per raggiungere il fabbisogno giornaliero di calcio. I prodotti lattiero-caseari rappresentano infatti una fonte importante di calcio: come già ricordato, una tazza di latte (250 ml) apporta 300 mg di calcio, circa un terzo della quantità giornaliera raccomandata dalle linee guida. Apportano non solo calcio, ma anche altri minerali come potassio, fosforo e zinco, proteine e alcune vitamine (specie retinolo e vitamine B2 e B12); per questo motivo, il loro consumo va mantenuto anche da adulti.

Perché è considerato importante per l’anziano?

Perché l’apporto dei nutrienti contenuti nel latte, assieme a un appropriato esercizio fisico, contribuisce a mantenere in efficienza le ossa e i muscoli, che tendono invece a indebolirsi con il passare degli anni, riducendo l’autonomia e la capacità di movimento in sicurezza. Le proteine del latte e il fosforo, insieme alla vitamina D, sono in particolare importanti per proteggere la forza e la massa dei muscoli; il calcio, con la vitamina K, è fondamentale per le ossa.

E in gravidanza e durante l’allattamento, fa bene bere il latte?

Durante la gravidanza e per tutto il periodo dell'allattamento, un consumo adeguato di latte aiuta ad assumere le quantità necessarie dei macro- e micro-nutrienti (come le proteine, i minerali tra cui il calcio e le vitamine), indispensabili per la salute della madre e per il corretto sviluppo del bambino.

E per chi fa sport?

Nell’alimentazione dello sportivo il latte riveste un ruolo importante, essendo una fonte di liquidi, proteine e minerali.
Dopo l’allenamento (o la gara) il latte scremato ha una capacità di reidratare l’organismo paragonabile, se non superiore, a quella delle bevande idro-saline specificamente formulate per chi pratica sport. L’assunzione di 250/500ml di latte nella prima ora dopo l’attività fisica favorisce inoltre il recupero muscolare e contribuisce all’incremento della massa muscolare.

Il latte quindi fa proprio bene alle ossa?

Sì, certamente. La ricerca scientifica ha dimostrato che un adeguato consumo di latte è basilare per la densità ossea, e quindi per la salute delle ossa nell’arco di tutta la vita.
Il latte e i derivati (essenzialmente yogurt e formaggi) sono fonti eccellenti dei nutrienti necessari per la formazione di un solido sistema scheletrico nell’infanzia e nell’adolescenza, nonché per il mantenimento della struttura ossea durante l’età adulta.

E in relazione alla più comuni problematiche di salute del nostro tempo che cosa possiamo dire?

La ricerca più recente, sulla base di studi ampi e rigorosi, ha dimostrato che un consumo appropriato di latte non aumenta il rischio delle malattie metaboliche, cardio/cerebrovascolari o tumorali diffuse nella nostra società. Anzi, in alcuni casi la presenza di quantità adeguate di questo alimento nella dieta svolgerebbe un importante effetto protettivo.

C’è relazione tra il consumo di latte e il peso corporeo?

Nell’ambito di una dieta equilibrata il latte non aumenta il rischio di sovrappeso o obesità; il consumo di latte può anzi aiutare a mantenere un corretto peso corporeo (questo effetto sembra essere dovuto essenzialmente al contenuto in calcio).

Esiste un nesso tra il consumo di latte e l’aumento della pressione arteriosa?

Un regolare consumo di latte contribuisce a tenere sotto controllo la pressione arteriosa e, di conseguenza, il rischio di ictus, che tenderebbe, seppur moderatamente, a ridursi.

È vero che il latte aumenta il tasso di colesterolo nel sangue, e quindi il rischio di infarto?

L’effetto del latte sui livelli di colesterolo, sempre secondo gli studi più recenti, è molto contenuto: il rischio di infarto (che dell’elevato tasso di colesterolo è la complicanza più diretta e temibile) non aumenta infatti al crescere del consumo di latte.

Quale legame c’è tra latte e il rischio di sviluppare diabete?

Gli studi più recenti confermano che il regolare consumo di latte avrebbe un effetto protettivo anche nei riguardi dello sviluppo del diabete di tipo 2, ovvero di quello che si manifesta normalmente dopo i 40anni e il cui rischio aumenta con l’età. Questo effetto protettivo si osserva specie in presenza di sovrappeso o obesità.

E c’è una relazione con i tumori?

Il consumo di latte non incide sul rischio complessivo di sviluppare un tumore. Più nello specifico, un adeguato apporto di latte riduce il rischio del frequente cancro del colon-retto, mentre aumenta lievemente il rischio di cancro della prostata. Non si osserva alcun effetto significativo sul rischio di cancro della mammella femminile.

In conclusione, il latte va bene per tutti?

Sì, specie a partire dai 3 anni, come ricordato in precedenza perché, ad ogni età e nell’ambito di una dieta equilibrata, favorisce l’assunzione di importanti nutrienti, di proteine, di calcio e altri minerali e di alcune vitamine. Il consumo di latte è parte di una dieta salutare ad ogni età!

 

 

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